Didattica esperienziale: cos’è e a cosa serve

La didattica esperienziale è una modalità di apprendimento che permette, attraverso degli esperimenti pratici, di apprendere meglio l’argomento oggetto di studio.

Quando si pensa alla parola “didattica” infatti, troppo spesso il cervello umano si ricollega a lezioni teoriche, a ore e ore di studio sui libri e pochissime possibilità di mettersi alla prova.

Il mondo in cui viviamo però, è in continua evoluzione, talmente frenetico da prediligere la pratica come mezzo di formazione.

Un vecchio adagio, attribuito a Confucio, recitava: „Dimmi e dimenticherò. Mostrami e ricorderò. Coinvolgimi e capirò.“ —  Confucio

La scienza oggi conferma che la didattica esperienziale gioca un ruolo fondamentale, in quanto facilita l’apprendimento. Essa infatti basa il suo approccio sul coinvolgimento della persona, alla quale viene richiesto di mettere in gioco le sue capacità.

Didattica esperienziale non solo per bambini

Quando si parla di esperienze, esercizi pratici e giochi, si pensa spesso ai bambini. 

Ma perché escludere gli adulti?

La didattica esperienziale offre a tutti, grandi e piccini, la possibilità di imparare attraverso attività cognitive, emotive e sensoriali. Solo così le persone sono chiamate direttamente a sfruttare la propria intelligenza, capacità di osservazione e della rielaborazione dell’esperienza vissuta.

In campo business esistono delle attività che mirano addirittura a raggiungere un ottimo background professionale e comportamentale.

Esempi di didattica esperienziale

Esistono molteplici tipi di didattica esperienziale, tra i più comuni troviamo: simulazioni, team building, ice breaking, training sul comportamento e roleplay (giochi di ruolo).

Ognuno di essi mira a trasferire e sviluppare competenze comportamentali e abilità in ogni partecipante al gioco, in particolare i roleplay, usati anche nelle nostre aule.

Per fare un esempio concreto: i nostri corsisti Asacom sono chiamati a un compito molto difficile, quello di facilitare la comunicazione tra persone con diverse disabilità e il mondo esterno. Per farlo il primo passo è entrare in empatia con il disabile provando a mettersi nei suoi panni. La domanda a cui deve rispondere un Asacom chiamato a interagire con una persona non vedente è: come ci si sente a vivere senza la vista?

Così nascono le “passeggiate cieche”… Fai click sul link sottostante per vedere da vicino qualche esempio concreto:

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