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Il curriculum - cos'è e a cosa serve

Il curriculum, anche detto CV, è un’autocertificazione scritta che racconta l’esperienza professionale, la storia accademica e le attitudini principali della persona che intende candidarsi a una specifica offerta di lavoro.

Il cv deve essere curato nei minimi dettagli, perché è il primo e più completo “bigliettino da visita” da presentare alle aziende.

La lunghezza ideale non supera le due pagine e può essere redatto in formato europeo (clicca qui per compilarlo adesso online), oppure seguendo i modelli, anche personalizzabili, che si trovano online.

Ti stai candidando per una posizione creativa?

Metti da parte il curriculum europeo e realizza un curriculum con un formato di design, colorato, accattivante e che ponga l’attenzione sulle tue attitudini.
Se non ti occupi di graphic design non temere, trovi tantissimi modelli gratuiti su tool online come Canva e altri simili.

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Alcuni consigli veloci su come redigere un cv di successo

  • invia il documento sempre in formato pdf

  • dividi le esperienze lavorative da quelle scolastiche, dando la priorità alle prime

  • metti tutte le esperienze in ordine cronologico, dalle più recenti alle meno recenti

  • seleziona e metti in risalto le esperienze più utili alla posizione per la quale ti stai candidando

  • accompagna il cv con una lettera di presentazione

  • fai trasparire la tua personalità con grafiche e colori, ma occhio a non esagerare

  • inserisci una foto professionale: un mezzo busto o un primo piano con uno sfondo neutro sarebbe l’ideale

Se ti affidi alla creatività e crei il tuo cv sulla base di un modello personalizzabile puoi dividere il modello tre sezioni: 

  1. informazioni personali

  2. esperienze lavorative

  3. skills tecniche e pratiche

Se sei alle prime armi e non hai esperienze lavorative da inserire nel cv, punta tutto sui tuoi hobbies e su azioni di volontariato. Perchè?

Gli hobbies permettono a chi legge di comprendere la personalità del candidato. Se ad esempio hai giocato a calcio dieci anni, verrà facile intuire che sai fare squadra, sai mantenere la calma sotto pressione e hai uno spirito competitivo.


Stesso discorso per le opere di volontariato.

Inserirlo nel cv può far trasparire proattività, qualità molto apprezzata dai datori di lavoro. Inoltre chi legge il curriculum potrebbe essere sensibile a una delle tematiche che anche tu hai a cuore.

Ricordati che il cv è un punto di riferimento per i datori di lavoro, deve essere quasi una “lista” che segnala le tue competenze, per questo è sempre bene curarlo nei minimi dettagli, essere sintetici, diretti ed efficaci.

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Inizia scaricando il modello più adatto a te.

Cosa si deve inserire nel cv per avere successo

Come detto, il cv è un vero e proprio biglietto da visita, per questo è necessario curarlo nei minimi dettagli.
Tra le informazioni principali da inserire ci sono:

  • Il tuo nome
  • Il tuo cognome
  • La città in cui vivi
  • Il tuo numero di telefono
  • La tua mail (ricorda che deve essere professionale)
  • I tuoi canali social principali

A queste informazioni si può aggiungere una sezione dedicata alle tue abilità, che si dividono in:

  • Soft skills, ovvero le tue attitudini (pensiero laterale, proattività, ecc.)
  • Hard skills, cioè le tue competenze tecniche (cosa sai fare nella pratica?)

In questo caso elenca almeno tre abilità che possiedi per ciascun gruppo.

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Si passa, poi, alla parte del curriculum dedicata alla tua storia.

Questa sezione in genere si divide in 

  • la tua storia accademica
  • le tue esperienze lavorative

Per quanto riguarda la storia accademica l’ideale sarebbe inserire tutte le tappe della tua formazione e per ogni tappa inserire le skills acquisite. In caso di laurea l’ideale sarebbe evidenziare anche il tema della tesi. 

Nella sezione accademica puoi anche inserire le esperienze all’estero come Erasmus, scambi e traineeship.

Per le esperienze lavorative invece la situazione cambia. 

Se hai molte esperienze lavorative inserisci solo quelle che sono in linea con la posizione per la quale ti candidi. 

È preferibile iniziare sempre con le esperienze più recenti per poi andare a ritroso.

Per ogni esperienza elenca:

  • Nome dell’azienda
  • La durata della collaborazione
  • Le mansioni che hai svolto
  • Le skills che hai acquisito
  • Gli obiettivi raggiunti

Il cv, poi, va aggiornato regolarmente anche in base alle esperienze maturate e i corsi formativi seguiti più recentemente. Far vedere ai recruiter che si è in costante aggiornamento e si è interessati al proprio campo di lavoro è importantissimo per mostrare proattività e interesse. 

La foto del cv è necessaria?

Se richiesta si, in alternativa non è necessaria.
Nel caso in cui vuoi metterla però, ricorda sempre di scegliere una foto adeguata e professionale. 

In particolare evita di ritagliare foto, scattane una appositamente per il cv.

Che cos’è una lettera di presentazione?

Quando ti trovi a dover scegliere tra diverse opzioni, che queste siano la marca di biscotti, la nuova macchina da comprare o un nuovo candidato da assumere, cerchi di acquisire il numero di informazioni maggiori per assicurarti di fare la scelta giusta. Nel caso del candidato la lettera di presentazione è l’elemento che spesso fa la differenza.

La lettera di presentazione è il primo aspetto che un recruiter si troverà a valutare per scorgere le qualità e gli interessi che ti contraddistinguono dagli altri. Per questo motivo è fondamentale prestare molta cura alla sua redazione, per renderla attinente, funzionale e adeguata.

Il primo aspetto a cui dedicarsi è la personalizzazione dei contenuti relativamente all’azienda a cui si rivolge. Ogni qual volta si decide di candidarsi a un‘offerta è necessario fare una piccola ricerca sull’impresa e sui suoi valori portanti così da mettere particolare enfasi a tutte quelle caratteristiche che ci rendono particolarmente compatibili con la mansione proposta.

La lettera di presentazione è perciò in un certo qual senso il manuale per la comprensione delle voci schematizzate nel curriculum vitae e serve a completare le informazioni legate al percorso professionale passato e alle motivazioni per il futuro.

 

Come si scrive una buona lettera di presentazione? 

Accompagnare il curriculum con una lettera di presentazione completa e vincente può sembrare un’operazione complessa ma spesso è sufficiente seguire pochi buoni accorgimenti.

Un buon modo per capire come strutturarne i contenuti è iniziare scaricando un esempio dal web e poi modificarlo inserendo i propri dati e quelli dell’azienda a cui si ambisce.

L’obiettivo principale è quello di illustrare specificamente il motivo per cui il candidato è la persona giusta per ricoprire la posizione lavorativa richiesta proprio in questa azienda.

Per scrivere una lettera di successo è prima di tutto necessario ricercare quante più informazioni possibili sulla filosofia aziendale e sulle mansioni da svolgere. Più dati si avranno a riguardo più sarà semplice preparare una lettera di presentazione su misura e di grande impatto.

Come si possono cercare queste informazioni?
La prima fonte è sicuramente il sito della società, insieme ai social e a tutti gli altri canali che vanno a comporre la sua presenza online.
Cercare a fondo su internet fa la differenza tra la composizione di una lettera di presentazione generica e una più attinente ed efficace.

 

Ogni posizione richiede una lettera ad hoc

Diversificare i contenuti della lettera di presentazione, perciò, è assolutamente indispensabile per aggiungere concretezza all’interesse rivolto all’azienda.

Una parte del testo può essere riutilizzato per varie candidature ma il resto deve essere sempre finalizzato a mettere in luce gli aspetti di coerenza tra la propria esperienza e le competenze richieste nell’annuncio.

Perché dovrebbero sceglierti per quel lavoro? È il punto chiave della lettera, e va indicato quale sia il contributo che pensi di poter apportare ai progetti motivando sempre con le tue attitudini personali, le esperienze pregresse e la formazione conseguita.

Mai dimenticarsi che la finalità primaria della lettera di presentazione, come anche quella del cv, è di guadagnarsi un appuntamento per il primo colloquio.

 

Cosa scrivere nella lettera di presentazione:

  • Il miglior modo per iniziare è spiegare i motivi per cui hai deciso di rispondere all’annuncio di lavoro, la tua propensione verso la tipologia di progetto, le ragioni per cui ti interesserebbe lavorare proprio con questa azienda piuttosto che un’altra. In questa fase puoi ma senza dilungarti troppo.
  • Metti in evidenza i tuoi punti vincenti: tirocini, precedenti lavori, ricerche e progetti attinenti, certificazioni linguistiche e informatiche e la tua naturale attitudine per le attività che si svolgono in azienda. Soprattutto se la candidatura è spontanea sarà molto importante mostrarsi come un ottimo potenziale acquisto per il recruiting.
  • Massima chiarezza e trasparenza ma in poche parole. Non essere troppo prolisso nè troppo sintetico ma esauriente. Chi ti valuterà avrà subito chiaro quanto ti interessa una eventuale assunzione e se le tue caratteristiche potranno apportare benefici all’azienda: questi sono i tratti che è necessario far emergere fin da subito.
  • Per attirare e tenere vivo l’interesse dell’esaminatore è indispensabile che il testo sia strutturato in maniera leggibile e coerente sia nei contenuti che nella forma. Possibilmente mantieniti al di sotto delle 13 righe.
  • Evitare assolutamente errori di ortografia e di scrittura. Controlla più volte prima di inviare se vuoi dare l’impressione di essere una persona attenta e affidabile. Se è il caso o hai dubbi chiedi a qualcuno di revisionarla.
  • Porta alla luce le tue migliori caratteristiche e le tue abilità inserendole in un contesto discorsivo. Evita di trascrivere una lista delle esperienze, per quello esiste già il curriculum.
  • Non perdere mai di vista il concetto chiave: la tua soddisfazione nel lavorare in questa azienda è importante quanto il valore che tu puoi apportare a essa.

Recruiting, cos’è e come affrontarlo con successo

Con il termine recruiting si intendono tutte le azioni svolte da parte di un’azienda per la raccolta di possibili candidati da inserire nel processo di selezione e “reclutamento” di personale. Ci si riferisce, quindi, a tutto il processo che va dal primo contatto tra la risorsa e l’azienda, fino all’assunzione.

Il recruiting solitamente si divide in tre fasi:
– Analisi della posizione lavorativa e delle mansioni 

– Ricerca dei candidati

– Selezione e inserimento in azienda

Gli aspetti che interessano maggiormente il candidato per differenziare la sua presentazione, sono quelli legati alla comunicazione relativa a formazione, esperienza e competenze innate.

Ricerca e selezione, cosa può fare il candidato durante il recruiting?

Durante la fase di recruiting la persona che vuole candidarsi alla posizione aperta può mettere in risalto delle caratteristiche particolari per “spiccare” in confronto agli altri candidati. Cosa bisogna fare:

  1. Prima di inviare la candidatura controllare sempre siti web e canali social dell’azienda che offre il lavoro; comprenderne lo stile comunicativo e la filosofia è importante per capire come porsi.
  2. Aggiornare costantemente il curriculum con tutte le informazioni, enfatizzando quelle richieste nell’offerta.
  3. Nella lettera di presentazione raccontare esperienze passate che siano inerenti ai ruoli che si potrebbero ricoprire in azienda.
    In questo caso è meglio evitare gli elenchi di cose fatte, piuttosto è utile sfruttare la lettera come un mezzo che faccia trasparire il proprio carattere, gli insegnamenti ricevuti e che tipo di contributo si potrebbe dare all’azienda.
    In questo caso potrebbe essere utile anche prendere in esame un lavoro presente nel portfolio dell’azienda e commentarlo.
  4. Nella mail di invio del materiale il candidato può inserire un breve testo in cui racconta perché vorrebbe far parte dell’azienda, senza dilungarsi e rimandando sempre al materiale allegato in mail (cv e lettera di presentazione)


Il materiale da inviare può essere utilizzato dal candidato per mettere in risalto la propria personalità e la voglia di fare.

Porre l’accento sulla personalità è utile per far capire al recruiter come la persona interagisce sul posto di lavoro (non solo come lavorerebbe ma anche come si rapporterebbe al team). La voglia di mettersi in gioco e accettare sfide, invece, è apprezzatissima dalle aziende perché è indice di volontà, spirito di iniziativa ed entusiasmo per il progetto.

Su cosa puntare durante il recruiting?

Le cose principali che il candidato deve mettere in risalto nella fase del recruiting sono due.

– La risposta alla domanda: “perché dovremmo scegliere te?”

Rispondere in maniera disinvolta a questa domanda è la chiave della fase di recruiting. Se il candidato ha ben chiaro il valore che può apportare all’azienda, si troverà a un passo dal successo.

– La risposta alla domanda “perché hai scelto la nostra azienda?”

Rispondere a questa domanda permette ai recruiter di notare il coinvolgimento del candidato nel progetto. Questo elemento, unito alle skills, è una dei fattori più importanti ai fini produttivi, di crescita e di integrazione del soggetto nel gruppo. 

Come fare networking e perché è importante per il tuo futuro lavorativo

Il networking è l’insieme delle azioni che portano una persona a inserirsi in una rete di contatti, con i quali si scambiano pareri e informazioni per la propria crescita professionale e personale.

Facendo networking si forma un network, ovvero un insieme di persone – una rete – che si supportano e si consigliano.

Far parte di un network è utilissimo, soprattutto se si è alle prime armi nel mondo del lavoro, questo perché:

– si può imparare molto dal confronto con altri professionisti; il racconto di scelte, tecniche e decisioni può aiutarti anche nel tuo lavoro, non solo per quanto riguarda situazioni strettamente legate alla professione, ma anche per quanto riguarda scelte da intraprendere per il proprio percorso.

– si viene a conoscenza di metodologie e tecniche utilizzate da altri professionisti; attraverso il confronto e il racconto di casi studio è possibile capire quali sono le conseguenze a determinate azioni. Inoltre, anche se ti confronti con professionisti che non svolgono un lavoro direttamente collegato al tuo, il racconto di avventure lavorative può ispirarti per il futuro.

– si comprendono i meccanismi burocratici dietro la professione; tutto quello che riguarda la burocrazia è spesso difficile da gestire, soprattutto se si è alle prime armi. Il confronto in questo senso aiuta a capire meglio i meccanismi legati a tasse, fatturazione e leggi.

 

Come può aiutarti il networking

Il networking può essere molto utile non solo per crescere professionalmente ma anche per farsi conoscere.
Se, infatti, fai parte di un gruppo formato da più professionisti di aree diverse, è possibile che questi diventino i tuoi primi promotori, quindi potrebbero essere loro stessi ad agganciarti a possibili clienti e, perché no, anche a possibili nuovi datori di lavoro.

Importante è ricordare che l’obiettivo non è che il tuo biglietto da visita arrivi in tante mani diverse, ma in quelle giuste. Quindi è bene coltivare relazioni che possono portarti a nuove opportunità, che però siano adatte a te.

Inoltre il networking è importante anche se il tuo sogno è lavorare per     un’ azienda. Infatti, quando le aziende ricercano personale, prima di tutto chiedono ai dipendenti o ai collaboratori di proporre candidati validi. In questo caso però non bisogna adagiarsi sulla buona parola, anzi è proprio questo il caso in cui occorre dimostrare ancora di più il proprio valore.

 

Come cominciare a fare networking

Non esiste un vadecum da seguire in modo dettagliato per fare networking. Molto spesso tutti noi lo facciamo anche inconsciamente.

Se il tuo obiettivo è creare una rete, comincia dalle basi:

  • Utilizza i social, in particolare Linkedin, per creare collegamenti con persone che ritieni interessanti.
  • Sii sempre te stesso e accetta i suggerimenti. In un secondo momento deciderai se metterli in pratica o usarli solo come spunto.
  • Non farti intimorire, non tutti sono adatti a fare network. Può capitare di voler stringere rapporti con persone che non sono interessate al confronto o semplicemente non hanno lo spirito adatto.
  • Non aver paura di contattare, chiedere un parere o avanzare idee e proposte. Che sia una call di gruppo, una collaborazione o solo un consiglio, scegli la persona che secondo te è più adatta e proponiti.
  • Vai oltre il lavoro. Non incentrare tutte le discussioni sul livello professionale ma spazia; creare network non vuol dire fermarsi al business ma conoscere le persone, capire come sono, cosa pensano e come vivono.

Skills: cosa sono e quali sono le più richieste

Uno dei segreti per avere successo nel mondo del lavoro è essere a conoscenza delle proprie skills.
Le skills sono le abilità che una persona possiede, che in ambito lavorativo possono diventare dei punti di forza sui quali concentrarsi per ottenere le attenzioni dei recruiter, differenziarsi e raggiungere il successo.

Fin dal primo approccio con il candidato, durante la lettura dei curriculum, i recruiter pongono molta attenzione sulla descrizione delle skills e in fase di colloquio vanno a testare se la persona ne è davvero in possesso.
Per questo motivo capire bene quali abilità inserire nel curriculum è uno dei metodi migliori per arrivare al risultato sperato. Ma come si suddividono le skills?

 

Differenza tra hard e soft skills

Le abilità di una persona in genere vengono suddivise in hard skills e soft skills. Inserirle entrambe nel cv è importantissimo perché permette ai recruiter di avere un quadro chiaro della persona che si sta candidando e quindi di poter capire quanto questa è adatta alla posizione di lavoro disponibile.

Hard skills

Sono le competenze assunte in precedenza grazie al percorso di studi effettuato o alle esperienze passate e consentono di soddisfare i criteri richiesti per ricoprire una determinata posizione.

Soft skills

Le soft skills sono le competenze personali, quindi tutte le inclinazioni innate del candidato, che lo differenziano dagli altri e che diventano punto di forza in una determinata posizione lavorativa. 

Le hard skills

Quando si parla di hard skills si fa riferimento alle conoscenze pratiche che una persona possiede.
Si tratta di competenze che possono essere valutate rapidamente, come il livello d’istruzione, le lingue e la conoscenza di software specifici, informazioni che vanno assolutamente evidenziate, soprattutto se la posizione per la quale ci si candida ne prevede l’uso.
Quindi, ad esempio, se sei un grafico tra le tue hard skills non può mancare l’uso dei programmi di progettazione grafica. 

Le soft skills

Con soft skills, al contrario, si indicano delle caratteristiche spesso innate e altre che possono essere potenziate o acquisite in ambiti non solo lavorativi ma anche di espressione artistica, di attività volte al sociale o anche hobbies e passioni personali.
Le soft skills più ricercate in ambito lavorativo sono: 

  • Problem Solving, la capacità, anche creativa, di trovare soluzioni 
  • Adattamento, l’abilità di riuscire a lavorare bene in qualsiasi situazione
  • Gestione del tempo, in particolare la propensione a organizzare il lavoro in modo da poter essere il più efficienti possibile 

A queste si possono aggiungere altre soft skills come:

  • Creatività, quindi la capacità di adoperarsi con idee innovative
  • Negoziazione, l’abilità di trovare accordi 
  • Capacità decisionale, saper prendere decisioni e assumersene la responsabilità 
  • Team management, la capacità di saper costruire e portare al successo un gruppo di lavoro 
  • Intelligenza emotiva, essere in grado di gestire le proprie emozioni
  • Pensiero critico, la capacità di pensare in modo razionale e chiaro
  • Gestione dello stress, l’abilità di agire in modo consapevole anche sotto pressione
  • Proattività, avere spirito propositivo 

Quelle elencate sono le abilità più ricercate dalle aziende. È molto importante non gonfiare le proprie soft skills, e cercare di essere trasparenti per non creare false aspettative che verrebbero presto o tardi disattese. Meglio apparire poco competenti che poco sinceri.

Le skills, infine, vengono valutate anche in base alla posizione che si va a ricoprire. 

Se ad esempio si manda il curriculum per la posizione di graphic designer saranno valutate in positivo skills come creatività o proattività; diversamente, se si invia il cv per una posizione di consulente finanziario, le skills più richieste saranno pensiero critico e gestione dello stress.

Importante tenere conto che le competenze personali non dovrebbero occupare tutto lo spazio del curriculum ma essere un’integrazione a una buona base di formazione ed esperienza.

Come gestire un colloquio di lavoro

Se dopo aver lavorato bene sulle tue credenziali e sul tuo curriculum sei riuscito a catturare l’attenzione per la posizione lavorativa che ti interessa, verrai contattato da un recruiter per un colloquio conoscitivo. Ma come funziona?

Il colloquio conoscitivo non è altro che una discussione tra il recruiter e il candidato, riguardo la sua esperienza lavorativa, il suo carattere e le sue propensioni. Ci sono però una serie di dritte che possono aiutarti a viverlo al meglio. 


Prima del colloquio

Importante è vestirsi in modo adeguato per la posizione che si va a ricoprire, la prima impressione è quella principale, ma non ti legare per forza alla classica camicia. Trova un outfit che racconti chi sei e adegualo alla posizione per la quale ti sei candidato. 

Una volta arrivato sul luogo del colloquio spegni il cellulare e prenditi qualche minuto per guardarti attorno. Comprendere l’ambiente di lavoro ti aiuterà a capire anche come ci si rapporta tra colleghi e in che tipo di realtà stai andando a proporti. 

 

Durante il colloquio

Quando ti presenti al recuiter rispondi alla stretta di mano in modo deciso (che non vuol dire troppo forte), per garantire un buon impatto.
Durante il colloquio siediti a tuo agio, in una posizione comoda e ordinata e se ti trovi di fronte più persone, cerca di fare in modo di essere ben visibile da tutti a turno mentre parli.

La prima domanda del colloquio in genere invita a parlare di sé stessi, del proprio percorso formativo e di quello lavorativo. I recruiter con questa domanda vorranno riconoscere se possiedi davvero le skills che hai elencato nel curriculum e se le tue conoscenze sono adatte al ruolo che potresti andare a occupare.

Chi fa il colloquio a volte invita a parlare anche del lato personale, da dove vieni, i tuoi interessi, le tue migliori qualità. In questo caso puoi esercitarti sulle domande che potresti ricevere, per stare più tranquillo durante il colloquio ed essere più preparato.

Tra le domande più comuni al colloquio: 

  • Cosa sai fare bene?
  • Tre tuoi punti di forza e di debolezza?
  • Il traguardo più importante che hai raggiunto?
  • Dove ti vedi tra cinque anni?
  • Perché vuoi lavorare con noi?

È possibile poi che il recruiter chieda al candidato se ha delle domande da fare. È sempre meglio avere qualche domanda pronta, questo mostrerà spirito di iniziativa e attenzione all’azienda.
Le domande possono essere sulla posizione che si andrebbe a ricoprire, l’azienda o le modalità di lavoro.

Agenzia per il Lavoro: cos'è e come ci aiuta a trovare lavoro

Il decreto legislativo del 10 settembre 2003, n.276, conosciuto come “Riforma Biagi”, regolamentò le normative del lavoro e trasformò le “Agenzie interinali” in “Agenzie per il Lavoro” o APL. Queste devono essere e vengono riconosciute dal Ministero del Lavoro attraverso l’iscrizione all’apposito Albo, presso lo stesso Ministero.

Le APL svolgono un ruolo di intermediazione fra datore di lavoro e lavoratore. Dati i rapidi cambiamenti del mercato del lavoro, della sua offerta e della domanda, le APL assumono una importante posizione strategica nel processo di orientamento e collocamento.

Tra le principali attività esplicate dalle APL c’è lo studio delle tendenze del mercato del lavoro attraverso l’intercettazione di nuovi settori produttivi in crescita e di quelle che sono le figure professionali più richieste dal mercato.

Le APL offrono a chi cerca occupazione vari servizi gratuiti, tra i quali vi è la formazione – gratuita, attivabile in tempi brevi e collegata a reali opportunità di lavoro. 

Le Agenzie per il Lavoro autorizzate non trattengono nulla dalla busta paga dei lavoratori, è infatti vietato dalla legge (sono le aziende che si rivolgono alle APL alla ricerca di lavoratori a pagare per i servizi).

 

Quali sono i vantaggi per chi si rivolge a una APL?

  • Gratuità dei servizi di orientamento e di formazione professionale, offerti da agenzie che ben conoscono le tendenze attuali del mercato del lavoro e dunque in grado di meglio indirizzare e supportare il candidato.
  • Proposte di lavoro affini al proprio profilo professionale e in base dunque a criteri di merito;
  • Supporto e assistenza sia nella fase di selezione che in quella di assunzione;
  • Eventuale contratto di somministrazione, il quale oltre ad avere gli stessi diritti, le stesse tutele e la stessa retribuzione dei dipendenti diretti dell’azienda, gode di prestazioni aggiuntive come rimborsi e indennità stipulate in specifici fondi a loro dedicati.

LinkedIn: cos’è e perché è utile

LinkedIn è il social network più usato per trovare lavoro on line. Visitato ogni giorno da professionisti ed HR manager è uno strumento molto utile per trovare offerte, candidarsi online e ottenere i contatti che permettono opportunità lavorative.

 

Ma quali sono le sue funzioni e come si può usare in modo che sia davvero efficace?

 

Come la maggior parte dei siti è disponibile in versione desktop e in versione mobile. È possibile usare LinkedIn sia in versione gratuita che in versione premium, tramite il pagamento di un abbonamento che garantisce una serie di servizi ulteriori come: LinkedIn Recruiter, LinkedIn Sales Navigator, Premium Career.

 

Per iniziare la ricerca di occupazione su LinkedIn è necessario aprire un account. Per farlo basta andare su www.linkedin.com e compilare il form dopo aver cliccato sul bottone “Iscriviti”. Una volta inseriti un indirizzo email valido e una password, si avrà accesso all’interfaccia profilo con vari campi da compilare, molto simile al classico curriculum.

 

Per far sì che l’account sia visibile a più persone possibili è necessario che sia completo e dettagliato di informazioni. Come primo step è fondamentale inserire una foto profilo recente, professionale, ben visibile e frontale, in modo che la persona si riconosca facilmente. 

 

Dopodichè bisogna inserire l’immagine di copertina: anche questa deve essere professionale e legata al proprio settore. Infine è fondamentale compilare tutti i campi con più informazioni possibili. Chi arriva su un profilo infatti deve capire velocemente la persona che ha davanti, cosa fa e cosa ha fatto, per quale azienda lavora e quali sono le sue esperienze attuali e pregresse.

 

Dopo aver realizzato il profilo, si può iniziare a inviare la richiesta di contatto a tutti coloro che si conoscono attraverso il “cerca”; questo permette di allargare il proprio bacino di utenti e avere maggiore visibilità.

 

Inoltre, per far sì che l’account sia guardato da altri, è importante aggiornare costantemente il profilo con attività nuove, sia lavorative che formative, fare dei post coerenti con il proprio know-how esperienziale, dare dei like o condividere post di altri che interessano. 

 

Tramite LinkedIn, infatti, è possibile mostrare progetti e ricerche, scrivere post e articoli su temi legati alla propria professione, effettuare collegamenti esterni (siti web, portfolio, conferenze). Tutto questo permette di implementare il proprio profilo in ottica di personal branding, comunicare i propri interessi e il proprio modo di lavorare e avere più possibilità di essere notati.

 

LinkedIn, inoltre, ha una Sezione Lavoro che consente di vedere tutte le offerte che LinkedIn propone per il proprio profilo, di cercarle attraverso keyword e località e di tenere traccia delle candidature inviate. È possibile, poi, far sapere ai recruiter di essere alla ricerca di nuove opportunità attraverso un’opzione che permette di effettuare la ricerca indicando il settore e la località di interesse.

Alcuni consigli in pillole

Account gratis

  • utilizzando le virgolette per query composta da due parole (come ad esempio “graphic designer”) si possono ottenere risultati migliori dalla ricerca;
  • creando un alert arriverà un avviso ogni volta che ci sarà qualche novità rispetto a una determinata ricerca. Inoltre, andando nella sezione All jobs filters è possibile decidere esattamente cosa mostrare.
  • LinkedIn Pulse è uno strumento fondamentale per trovare nuove opportunità di lavoro, attraverso la creazione di una sorta di blog.

LinkedIn è sicuramente la soluzione migliore per trovare lavoro online oggi.

Cos'è la proattività?

Avere un atteggiamento proattivo sul lavoro permette di trovare facilmente un impiego o migliorare il lavoro che si ha già.

 

Ma cos’è la proattività? 

L’essere proattivi significa lavorare con metodologie e strumenti che aiutino ad anticipare i problemi, le tendenze o i cambiamenti futuri, al fine di pianificare le azioni opportune in tempo. Si tratta dunque di qualità organizzative, strategiche e di pianificazione; ma non solo.

Lavorare con proattività, poi, significa anche: avere una visione positiva del lavoro senza soffermarsi sugli aspetti negativi, pensare alle attività da svolgere senza giudizio e rancore verso i colleghi, trovare soluzioni in maniera serena e positiva, attraverso un pensiero razionale, ragionato e non istintivo.

 

Come migliorare la proattività?

Un aspetto che ostacola la proattività è sicuramente la fretta e la pressione; molto spesso si tende a dire “non c’è tempo per pensare, bisogna agire e trovare una soluzione subito!”: è proprio questo tipo di atteggiamenti che frenano la proattività. Non è detto che per ottenere un risultato si debba essere rapidi. La proattività richiede riflessione serenità e, quando necessario, tempo.

Non bisogna aspettare che siano gli altri a cambiare, è necessario cercare di lavorare su se stessi.

Non è utile affezionarsi a soluzioni che non potrebbero essere messe in pratica, perdendo così tempo e denaro su un qualcosa che non potrà mai vedere la luce.

Allo stesso tempo non ci si dovrebbe fossilizzare sugli errori, propri e altrui. Sbagliare è umano, l’importante è riconoscerlo, sapersi prendere le proprie responsabilità, riuscire a risolvere gli errori e andare avanti.

Infine è fondamentale concentrarsi sul proprio lavoro senza giudicare e criticare gli altri; questo comportamento garantirà un ambiente di lavoro sereno e proattivo

Parola chiave: Assertività

Cos’è l’assertività?

È una competenza personale che può essere appresa o migliorata e determina il nostro modo di costruire relazioni (in famiglia, con gli amici, al lavoro etc). Chi ha un atteggiamento assertivo, sostanzialmente, è in grado di comunicare le proprie opinioni ed emozioni senza aggredire e offendere gli altri. Ecco perché l’assertività è molto utile in ambito lavorativo, poiché migliora la capacità di comunicare e di rapportarsi con colleghi, dirigenti, collaboratori, fornitori, clienti ecc.

In questo modo è possibile costruire un ambiente lavorativo piacevole e positivo: caratteristiche essenziali per svolgere efficacemente ogni compito. Poter lavorare con serenità, infatti, è fondamentale per essere più efficienti, concentrati e motivati. 

Ma vediamo come fare ad essere assertivi, vivere meglio le proprie giornate lavorative e influenzare positivamente anche gli altri.

 

Come essere assertivi sul lavoro?

È possibile dividere le principali caratteristiche di un atteggiamento assertivo in 6 punti: 

  • Fiducia: in se stessi e negli altri. Avere fiducia nelle proprie competenze infatti aiuta a far valere le proprie posizioni senza aggressività; allo stesso tempo, se non si ha fiducia negli altri è impossibile impostare un dialogo.
  • Apertura all’ascolto: ascoltare gli altri, in maniera attiva, serve per capirli e conoscerli, e per sviluppare un rapporto empatico basato sulla fiducia.
  • Proattività e propositività: avere un atteggiamento positivo, non giudicante permette di collaborare ai progetti in maniera stimolante ed efficace.
  1. Affermazione di se stessi: se si è assertivi si è anche consapevoli dei propri punti di forza e debolezza. Affermare se stessi, dunque, significa aprirsi al dialogo senza timore, ansia e/o aggressività. Bisogna abbandonare, quindi, gli atteggiamenti passivi e remissivi da un lato e quelli ostili e irruenti dall’altro.
  2. Responsabilità: essere assertivi significa anche assumersi le proprie responsabilità e saper chiedere scusa quando si sbaglia. 
  3. Non rimandare: molto spesso si ha paura di affrontare una questione difficile e di conseguenza si tende a rimandare. Questo ovviamente non è un atteggiamento assertivo e non porta alcun beneficio. Bisogna, invece, affrontare le proprie paure e non procrastinare. 

 

È dunque facile immaginare quanti vantaggi possa portare l’assertività in ambito lavorativo; si riducono sicuramente stress e ansia, si lavora in un ambiente sano e collaborativo e si otterranno sicuramente risultati migliori.

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